Guglielmo Giuseppe Vittorio, di Giuseppe e Maiano Maria, nato il 2 febbraio 1916 a Sanremo (Imperia). Elettricista, comunista. Perde la madre a 16 mesi e trascorre la sua giovinezza a Loreto (Imperia), allevato con fratello Attilio dai nonni materni fino a compiere 7 anni. Il padre emigra in Francia a Mentone col figlio maggiore e Vittorio lo raggiunge successivamente. Il padre lo iscrive per due anni al collegio Don Bosco di Nizza, dove frequenta le scuole medie. Alla morte del padre, viene mandato via dal collegio nell’impossibilità di pagare la retta e deve cavarsela da solo. Trova un lavoro nelle costruzioni delle fortificazioni di frontiera e si avvicina agli ambienti comunisti. Rientrato in Italia lavora al porto di Genova e successivamente torna a lavorare sulle montagne di Imperia. Tornato in Francia ne viene espulso per la sua attività politica, ma continua a passare la frontiera francese clandestinamente, esercitando il contrabbando. Allo scoppio della guerra civile in Spagna, è chiamato a prestare il servizio di leva, ma decide di non presentarsi e di rientrare clandestinamente in Francia, dove viene inizialmente fermato e rimandato in Italia, ma riesce a saltare dal treno e a raggiungere Nizza il 15 febbraio 1937. Tre giorni dopo decide di partire volontario per la Spagna con altri compagni tra cui Angiolo Giordano. Ricevuto l’ordine di partenza si porta a Perpignano in treno dove si unisce da un gruppo di volontari. Con un pullman giunge finalmente a Figueres e poi Albacete via Barcellona e Valencia, arruolandosi il 12 febbraio 1937 nel Battaglione Garibaldi. Mandato in addestramento nel paese di Madrigueras (Albacete), nel marzo del 1937 frequenta la scuola per radiotelegrafisti. Ancora prima di finire il corso, salta su un camion che porta la XII Brigata a Madrid ed è arruolato nella Compagnia Comando nel reparto trasmissioni e poi inviato alla 45. Divisione con il grado di sergente, insieme ad Achille Bonecchi “Frisè”ed altri. Dislocato in Aragona, dal 12 al 20 giugno prende parte alla battaglia di Huesca, combattendo nella zona di Chimillas e Alerre; a luglio è nei pressi di Brunete, dove partecipa agli scontri e viene ferito il giorno 24 luglio da una granata al braccio sinistro nei dintorni di Villanueva del Pardillo. Ricoverato all’ospedale militare di Madrid fino al 29 agosto, ritorna al fronte per la battaglia di Belchite. In Italia intanto il Tribunale militare di Torino lo condanna in contumacia a due anni di reclusione per diserzione (sentenza del 18 dicembre 1937). Nel febbraio 1938 Guglielmo è con la Brigata Garibaldi in Estremadura, prima di accorrere in Aragona a marzo per tentare di contrastare la violenta offensiva franchista che porterà alla divisione in due del territorio repubblicano. Partecipa anche all’ultima offensiva repubblicana dell’Ebro (luglio-novembre 1938). Dopo il ritiro dal fronte di volontari internazionali, deciso dalle autorità repubblicane a fine settembre 1938, mentre ancora si combatte la battaglia dell’Ebro, è avviato in un campo di smobilitazione. Al crollo del fronte catalano, il 7 febbraio del 1939, ripara in Francia, dove è internato nel campo di Argelès-sur-Mer. Tradotto nel campo di Gurs, tenta di evadere due volte dal campo e la seconda dopo tre mesi è catturato a Bordeaux, incarcerato e poi tradotto nel campo di Vernet dove è protagonista di numerosi casi di insubordinazione. Dopo l’occupazione della Francia da parte dei tedeschi, gli viene proposto l’arruolamento nelle CTE (Compagnie di Lavoro per Stranieri), che rifiuta. Chiede allora di essere rimpatriato il 25 luglio 1940 e consegnato alle autorità italiane, con ancora la condanna per diserzione da scontare. Costituitosi al Tribunale militare di Torino, il 26 agosto 1940 il provvedimento detentivo a suo carico viene sospeso ed è convertito in arruolamento forzato. Inquadrato nel 32. Reggimento Fanteria Siena, appartenente alla Divisione fanteria omonima, è inviato sul difficile fronte greco-albanese, dove dopo un serie di sconfitte dell’esercito italiano, il successo arriva per l’intervento tedesco. E’ trasferito a Patrasso e quindi nel 1942 all’isola di Creta. Promosso sergente per meriti di guerra, a luglio è deferito al Tribunale militare per una colluttazione con un sottotenente. Condannato dal Tribunale Militare di Rodi a 4 anni e 7 mesi di reclusione, da scontare al termine della guerra, è anche degradato a soldato semplice. Assegnato ai servizi di intelligence, si fa apprezzare ed è mandato in licenza in Italia. Mentre è in treno verso la Liguria è sorpreso dalla caduta di Mussolini il 25 luglio e decide di andare a Caserta. Dopo l’armistizio, sbandatosi col resto delle forze del Regio esercito, riesce a tornare in Liguria il 15 settembre 1943, dove si attiva per organizzare le prime formazioni partigiane dell’imperiese, costituite da soldati dell’esercito sbandati, prima con il nome di battaglia di “Ivano”, poi con quello di “Vittò”. Inizialmente le armi del gruppo sono nascoste nel cimitero di Triora, che però sono trovate da alcuni borghesi che le consegnano ai tedeschi. A novembre il gruppo di “Vittò” conta una ventina di partigiani rifugiati alla località Goletta nell’entroterra imperiese sopra Cerra. Il 2 gennaio 1944 viene emesso dalla polizia un mandato di cattura contro di lui. Il 26 marzo 1944 durante un attacco a una polveriera in val Gavano, che frutta oltre cinquanta fucili e rivoltelle, Guglielmo è ferito al torace e viene curato da Romualdo Castellano, medico del CLN. Il gruppo prende contatti con gli altri raggruppamenti partigiani tra cui quello comunista di Mario Cichero entrando nella IX Brigata Garibaldi. Nel corso del rastrellamento tedesco del luglio 1944 la IX Brigata si trasforma in II Divisione d’Assalto“ Felice Cascione” e Guglielmo assume il comando del 5° distaccamento della Divisione operante dal confine francese alla valle Argentina. Il 20 luglio si costituisce la 5. Brigata d’assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” con Gugliemo al comando. Nell’ottobre 1944, sotto la pressione dei rastrellamenti nazi-fascisti, Guglielmo è costretto a ripiegare nel cuneese con il suo reparto marciando nella neve. Il 6 novembre ritorna in Liguria sempre con una faticosa marcia nella neve e circa un mese dopo è nominato comandante della 2. Divisione Garibaldi "Felice Cascione", alla testa della quale libera Sanremo il 25 aprile 1945. A lui si ispira Italo Calvino per il personaggio del comandante Ferriera nel romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno”. Subito dopo la Liberazione, il 12 luglio 1945, Guglielmo sposa Maria Lanteri; dalla loro unione era precedentemente nato il primogenito Ivano, concepito in montagna e nato il 10 giugno 1945. Successivamente nascono Maria maddalena (detta Milena) e Attilio. Il 18 agosto 1948 Guglielmo è arrestato dalla polizia insieme a 40 dei più famosi partigiani della zona, detenuto a Chiavari e accusato di far parte di un complotto eversivo organizzato da partigiani comunisti, denominato dagli inquirenti “Piano K”. E’ scarcerato il 10 dicembre, ma subisce con gli altri un processo in cui viene completamente scagionato dalle accuse. Il 10 gennaio del 1950 è decorato con medaglia d'argento al valor militare per il suo contributo alla Resistenza. Nel 1963 non rinnova la tessera del PCI per una serie di divergenze, tra cui il mancato supporto del partito quando è stato processato. Il 18 novembre 1972 partecipa a Sanremo all’assalto e distruzione da parte degli studenti antifascisti della sede dell’MSI di via Matteotti. Nel 1984 è eletto consigliere comunale nella fila di Democrazia Proletaria, carica che mantiene per poco più di otto mesi per poi dimettersi per cedere la carica ad un giovane del suo partito. Nel 1991 aderisce con Democrazia Proletaria a Rifondazione Comunista. Muore a Sanremo il 23 gennaio 2002.
Eventi a cui ha preso parte:
Battaglia di Huesca (dal 12 giugno 1937 fino al 20 giugno 1937)
Battaglia di BruneteBattaglia di BelchiteBattaglia dell'Ebro
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