Stabellini Alfredo di Pio e Cavallari Luigia, nato il 29 gennaio 1897 a Borgo San Giorgio (Ferrara). Comunista trotskista. Artigliere nella Prima guerra mondiale prende parte ai combattimenti che hanno luogo a Gorizia, a Caporetto e sul Piave. Iscritto al Partito Comunista d’Italia dal 1921. In una data imprecisata del 1927 viene arrestato a Ferrara perché ritenuto complice degli autori di scritte murali sovversive. Emigrato in Francia con regolare passaporto nel 1929, dopo aver rotto coll’ala ortodossa Partito Comunista, si avvicina al trotskismo. Il 31 maggio 1931 viene fermato dalla polizia francese insieme a tutto un gruppo di comunisti italiani che intonano Bandiera Rossa durante la commemorazione annuale dei comunardi fucilati al Muro dei Federati, nel cimitero parigino del Père-Lachaise. Del gruppo fa parte anche Cristofano Salvini, che Stabellini aveva forse conosciuto qualche tempo prima e col quale avrebbe condiviso la militanza trotskista negli anni successivi. Rimesso in libertà dopo essere stato ammonito, Stabellini è sottoposto a sorveglianza. Ottenuto il rinnovo del passaporto in data 21 novembre 1933, il 2 dicembre si reca a Ferrara «per ragioni di salute» ed effettua, agli inizi di gennaio, un viaggio a Roma, dove, secondo una nota della Prefettura di Ferrara, visita la Mostra della Rivoluzione Fascista, e a Lecce, per fare visita ai famigliari della sua compagna Maria De Salvatori. Nel 1934 aderisce probabilmente al Gruppo di Unità Comunista fondato da Nicola Di Bartolomeo agli inizi di quell’anno o alla fine del 1933 e partecipa poi alla sua trasformazione nel gruppo “La Nostra Parola” dalla rivista omonima, del quale è uno dei fondatori. Una sua cronaca di una riunione politica svoltasi alla Gare de Lyon apparve nel secondo numero del giornale “La Nostra Parola”, nel dicembre 1934. Stabellini vi riferì di aver pronunciato, nel corso di una riunione di fronte unico svoltasi a Parigi verso la fine del 1934, un intervento che «non fu interrotto e fece buona impressione» per fustigare la politica staliniana che aveva portato a pesanti sconfitte in Germania e in Austria, per condannare il patto di unità d’azione sottoscritto in agosto dal PCd’I e dal PSI riformista, che escludeva ingiustamente i massimalisti e altre correnti del movimento operaio, e per denunciare il fatto che i due partiti persistevano «a mantenere la scissione sindacale in Italia». Il 9 aprile 1935 Stabellini aderisce al Partito Socialista Italiano riformista insieme ad altri cinque membri fondatori del gruppo “La nostra parola”, mettendo in pratica la tattica «entrista» patrocinata da Trotsky fin dal febbraio 1933, con l’obiettivo di intercettare e conquistare all’organizzazione i militanti socialisti maggiormente orientati a sinistra. All’interno del PSI, il gruppo assume la denominazione di Corrente Bolscevico-Leninista Internazionalista. Nel gennaio 1936 i suoi militanti si dotano di un bollettino ciclostilato mediante il quale poter esprimere le proprie posizioni, dal momento che veniva loro negato il diritto di frazione e la libera espressine delle proprie critiche sulla stampa del partito. Stabellini interviene nel primo numero del Bollettino «Interno» della Corrente Bolscevico-Leninista Internazionalista in polemica contro il rifiuto dei trotskisti italiani «ufficiali» di accettare l’adesione del GNP al «comitato rivoluzionario per la lotta contro la guerra dell’Italia in Abissinia» che essi avevano promosso verso gli inizi di novembre del 1935, da lui definito come un «comitato fantasma». Allo scoppio della guerra civile spagnola arriva a Barcellona nell’agosto del 1936, aderendo al Grupo Bolchevique-Leninista fondato il mese prima da Di Bartolomeo e si arruola nella Colonna Internazionale “Lenin” del POUM (Partido Obrero de Unificaciòn Marxista), partito comunista antistalinista, combattendo nelle sue file sul fronte d’Aragona. Al PSI Stabellini rimane legato, dopo essersi allontanato dal trotskismo verso la fine del 1936. Al termine della guerra civile è internato in Francia in diversi campi tra cui Gurs. Nel 1944 combatté a Vincennes contro i nazisti, ricevendo dopo la Seconda guerra mondiale, per il suo impegno nella Resistenza francese, l’attestato di partigiano. Rientra in Italia alla fine degli anni Sessanta e muore il 2 settembre 1989 a Riccione (Rimini).
Annotazioni: Si ringrazia Paolo Casciola per le informazioni fornite per la redazione del profilo biografico.
Commenti